ricercato ed inseguito dal padre Soma, che lo detesta poiché lo ritiene irrispettoso dei riti magici atavici, il giovane Nyanankoro fugge su consiglio della madre per riparare presso lo zio. Egli dà con ciò inizio ad un lungo viaggio, tra rocce e piane desertiche, cui fanno da preludio i favorevoli auspici di un uomo-jena appollaiato tra i rami di un albero. Catturato come presunto ladro di bestiame, il giovane cade nelle mani dei Peul, una gente ben diversa da quella dei Banbarra (cui egli e la propria famiglia Diarra appartengono). Preso però in simpatia dal Re, dotato com'è di poteri soprannaturali, egli ne sconfigge i nemici ma poi, avendo posseduto una delle mogli del sovrano, la quale era sterile ed ora si trova incinta, viene allontanato dalla tribù e continuerà ad errare con la donna (Atou). Dopo essersi purificato in una sorgente d'acqua limpidissima, Nyanankoro ascolta le profezie dello zio Digury: i Banbarra perderanno la libertà, ma la famiglia dei Diarra sarà infine liberata dalla maledizione atavica che grava su di essa, mentre il giovane ed Atou avranno un erede maschio. Lo zio consegna poi al giovane l'occhio magico una pietra luminosa cuspidata da inserire nell'ala del kore (un'asse sacra, dipinta). Scontro decisivo tra Soma e il figlio e tra i rispettivi simboli: il "pestone" di quel-lo (un feticcio) e l'ala da cui sprizza un raggio fortissimo, che acceca Soma, qui considerato come sinonimo di male, odio e Potere. Il figlio di Nyanankoro cre-scerà, sorvegliato dalla madre, allorché anche il padre sarà morto, erede di riti e culture antichissimi, ma con una energia vitale e spirituale ora indirizzata, con la luce, alla sapienza ed al bene, per la unione di tutte le genti del Mali.
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