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IL SOLISTA (The Soloist)

Genere:Drammatico

Regia: Joe Wright

Interpreti: Robert Downey jr. (Steve Lopez), Jamie Foxx (Nathaniel Anthony Ayers), Catherine Keener (Mary Weston), Stephen Root (Curt), Tom Hollander (Graham Claydon), Lisa Gay Hamilton (Jennifer Ayers Moore), Nelsan Ellis (David).

Nazionalità: Stati Uniti

Distribuzione: Universal Pictures International Italia

Anno di uscita: 2010

Orig.: Stati Uniti (2008)

Sogg.: basato su una serie di articoli scritti da Steve Lopez per il Los Angeles Time nel 2005 e sul suo libro "Il solista"

Scenegg.: Susannah Grant

Fotogr.(Scope/a colori): Seamus McGarvey

Mus.: Dario Marianelli

Montagg.: Paul Tothill

Dur.: 117'

Produz.: Gary Foster, Russ Krasnoff.

Giudizio: Consigliabile/poetico *
Tematiche: Handicap; Libertà; Musica;  

Soggetto: A Los Angeles il giornalista Steve Lopez entra in contatto con il senzatetto Nathaniel, affetto da schizofrenia e appassionato di Bach e Beethoven. Quando Steve gli porta un violoncello donato da una anonima benefattrice, Nathaniel comincia a suonare per strada, dove dice di sentirsi a proprio agio. Con molta fatica Steve lo convince ad andare in una stanza per provare con calma e riposarsi. Nathaniel infatti vorrebbe esibirsi alla Walt Disney Concert Hall, e Steve si impegna per questo traguardo. Dopo molte difficoltà e contrasti, arriva il giorno ma al momento decisivo l'equilibrio di Nathaniel si spezza e l'esibizione salta.

Valutazione Pastorale: Si parte da veri fatti di cronaca: la vita di Nathaniel sotto la grande galleria di Los Angeles, la sua passione per la musica, gli articoli di Lopez per il Los Angeles Times e il suo libro, uscito anche in Italia con lo stesso titolo. Grande merito della regia é quello di non far restare il copione ingabbiato nelle secche degli avvenimenti ma di arricchire la materia con grande intensità visiva e visionaria. Senza mai rinunciare al contorno fortemente realistico della metropoli californiana, Wright scandisce i tratti di un confronto tra ragione e follia, tra fuga e condivisione, tra rabbia e amicizia che diventano diventano metafora dell'irrazionale che è in tutti e della necessità di aiutare la convivenza nell'individuo dell'attrazione per il bello e insieme per la sua distruzione. Ostico da seguire nella parte centrale, il racconto si chiude sul sogno di un abbraccio con gli ultimi di bella efficacia e coinvolgimento. Dal punto di vista pastorale, é da valutare come consigliabile e nell'insieme poetico.


Utilizzazione: il film é da utilizzare in programmazione ordinaria, e da riprendere nell'ambito di proposte sul rapporto cinema/handicap, cinema/musica.